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L’Idea di Europa
Questi appunti o spunti, introduttivi ad un corso di Storia d’Europa tenuto da Giancarlo Andenna (Profilo curriculare Andenna) , vogliono aiutare il lettore di questo sito a capire le radici culturali degli autori e la Geografia dei paesi raccontati. Buona lettura sempre nella speranza di essere utile.
Quando gli europei hanno acquisito coscienza di sé?
b) Coscienza come differenziazione da altre realtà politico-territoriali
esempio: cristiani contrapposti a pagani; i romani ai barbari; l’Oriente all’Occidente
c) Nel Medioevo vi è di fatto un occidente europeo con Carlo Magno e con i regni nazionali, ma non vi è coscienza europea
d) La coscienza europea appare negli scritti di Machiavelli: Machiavelli, Arte della guerra:
«Voi sapete come degli uomini eccellenti in guerra ne sono stati nominati assai in Europa, pochi in Africa e meno in Asia. Questo nasce perché queste due ultime parti del mondo hanno avuto un principato o due e poche repubbliche; ma l’Europa solamente ha avuto qualche regno e infinite repubbliche».
E ancora nel Principe:
«Il mondo è stato più virtuoso ove sono stati più Stati che abbiano la virtù o per necessità o per altra umana passione».
Dunque la molteplicità degli stati repubblicani favorisce lo sviluppo della virtù, della capacità di fare, dell’energia creatrice dei singoli
e) La molteplicità degli stati genera il concetto dell’equilibrio tra di essi
esempi: Lorenzo il Magnifico «ago della bilancia» d’Italia.
Inghilterra «ago della bilancia» tra Francia e Spagna nel Seicento equilibrio anche al di sopra della giustizia, come scrivono i politici del Settecento inglese:
«La pace dell’Europa deve prevalere su considerazioni di pura giustizia»
f) Molteplicità degli Stati per salvare la libertà e impedire l’avvento di una monarchia universale: nascono:
1) l’attività diplomatica e la necessità della diplomazia stabile: ambasciate e consolati
2) organizzazioni internazionali per evitare le guerre
Saint Pierre: 1713: «L’unione europea cercherà di far sorgere in Asia una Società permanente simile a quella dell’Europa, per mantenervi la pace e soprattutto per non avere nulla da temere da alcun sovrano asiatico, sia per la propria tranquillità sia per il commercio in Asia».
g) Europa nel Settecento come «corpo politico unitario per certi principi comuni, anche se diviso in vari organismi statali».
Voltaire, Siècle de Louis XIV: «L’Europa appare come una specie di grande repubblica divisa in vari stati, gli uni monarchici, gli altri misti, gli uni aristocratici, gli altri popolari, ma tutti collegati, gli uni con gli altri, tutti con ugual fondamento religioso, anche se divisi in varie sette, tutti con gli stessi principi di diritto pubblico e di politica, sconosciuti nelle altre parti del mondo».
Il tipo politico europeo è collegato a un tipo di civiltà diversa da quella degli altri continenti.
h) Ma vi è anche diversità nella vita economica:
Montesquieu, Esprit des Lois, 1.XXII, c. 4: «Le nazioni europee vivono sulla circolazione delle ricchezze, sulla fiorente produzione industriale, su incessanti scambi commerciali e su di una intensa circolazione monetaria»
La virtù di Machiavelli, da politica e guerriera, è divenuta industriale, commerciale, passione per il lavoro, volontà di arricchire.
E tali ideali si trovano in ogni gradino sociale: dall’artigiano al borghese, all’aristocratico. All’immobilità religiosa e politica dell’Oriente, si contrappone il dinamismo nel commercio, nella politica, nell’industria e nelle arti, dell’Occidente.
Nasce il concetto di progresso come nuova realtà che permette all’europeo di superare anche gli antichi
L’Europa diviene un corpo non solo politico, ma anche economico:
indispensabili appaiono gli scambi tra paese e paese, come erano indispensabili le continue trattative diplomatiche
Addison 1711: «Commerciate, trafficate senza requie ovunque, perché il commercio produce ad un tempo la ricchezza di uno stato e il benessere dell’umanità».
i) Anche i costumi separano gli Europei da tutti gli altri popoli: l‘esprit de société, la socievolezza, l’intensità delle relazioni sociali, ingentiliscono i costumi dell’Europeo
Montesquieu, Esprit des Lois, l. XVI, c. IX: «la donna europea possiede libertà e vivacità, la donna asiatica è caratterizzata dalla schiavitù, del tutto conforme a quel governo dispotico».
Dire Europa significa dire vita di società, tanto per l’esteriorità, cioè il vestire, l’etichetta, il galateo, quanto per l’interiorità, l’esprit, la vivacità intellettuale e dei sentimenti
l) A creare l’idea dell’Europa contribuiscono non solo la politica, i commerci, i costumi, ma anche la cultura. Voltaire, Le siècle de Louis XIV, «Si è visto una repubblica letteraria costituirsi a poco a poco in Europa, malgrado le guerre e malgrado le religioni diverse. Tutte le scienze, tutte le arti hanno ricevuto così dei soccorsi reciproci. I veri scienziati in ogni ramo hanno stretto i legami di questa società degli intelletti, ovunque diffusa al di là dei singoli stati e sempre indipendente».
Ciò ha permesso la nascita della capacità di risorgere dalle rovine: Voltaire, Essai sur les moeurs, «quando una nazione conosce le arti, quando non è soggiogata dallo straniero, essa esce facilmente dalle sue rovine e si risolleva sempre».
m) L’Europa per il Settecento è un potente organismo unitario, che abbraccia tutti gli aspetti dell’attività umana, poggianti sul ceppo politico della libertà europea. Persino Rousseau, che è padre degli egoismi nazionali e delle autarchie spirituali, prende atto di questa unità: «tutte le potenze dell’Europa costituiscono tra di loro una specie di sistema che le unisce con una stessa religione, con un identico diritto delle genti, con i costumi, con le lettere, con il commercio e con una sorta di equilibrio (…) Tutte queste cause assieme fanno dell’Europa (…) una società reale che ha la sua religione, i suoi costumi, le sue abitudini e persino le sue leggi, da cui nessuno dei popoli che la compongono può scostarsi».
n) Il quadro non muta con il Romanticismo dell’Ottocento. Due principi di azione:
1) Il sistema dell’equilibrio viene di nuovo sancito nel congresso di Vienna (1815) e in quello di Aquisgrana (1818), ove si stabilisce anche il principio dell’intervento: Il sistema però poggia sul concerto delle grandi potenze, che devono salvaguardare la pace dell’Europa anche a costo di intervenire nelle vicende interne dei singoli stati.
Tutto ciò postula una azione continua di sorveglianza da parte delle grandi potenze, responsabili della pace (Austria e Russia)
2) Criterio della omogeneità dei principi, che devono informare anche la politica interna dei vari stati europei. Thierry: «la riorganizzazione dell’Europa è collegata con il trionfo delle libertà e con il diffondersi dei governi costituzionali». I principi liberali superano il presunto equilibrio, che genera guerra continua ed è solo uno strumento di dominio nelle mani dell’Austria, o della Russia. Insomma vi sono due idee per garantire la pace:
1) Metternich: «la società moderna avvicina gli stati sino a formare un corpo sociale e rende possibile l’applicazione del principio della solidarietà e dell’equilibrio».
2) Mazzini: «contro l’agonizzante Europa dell’equilibrio deve levarsi l’Europa nuova dei popoli». L’Europa dei popoli porta con sé il concetto di lotta fra le classi sociali: Guizot, Histoire de la civilisation en Europe, «la lotta non ha prodotto la vittoria di una classe sulle altre, ovvero il regime immobile di casta, bensì senza alcuna classe vittoriosa ne è derivato il principio del progresso».
o) I pericoli dell’Ottocento
esterni
1) La Russia dopo le campagne napoleoniche diviene dal punto di vista politico una potenza europea e con l’Ottocento europeizza anche la sua vita culturale e spirituale. Ma essa è anche europea, non solo europea
2) Gli Stati Uniti: da colonia europea divengono un corpo politico separato, che con la dottrina del Monroe, «l’America agli Americani», si contrappone all’Europa, formando il sistema americano. Sistema di politica interna più libero di quello europeo. L’Europa non è più la patria delle libertà. Il mito dell’America come patria delle libertà e della democrazia.
de Toqueville, La democrazia in America, «Lo stato sociale democratico, che in Europa ha trovato potenti ostacoli, in America ha facilmente creato leggi e costumi e ha fatto sorgere opinioni e sentimenti ignoti alla vecchia aristocrazia europea; ha distrutto e modificato rapporti preesistenti e ne ha creati dei nuovi. La società civile è cambiata». La democrazia permetteva a chiunque di raggiungere i vertici del potere economico e politico, rendeva turbinosi i commerci e tumultuosa la Borsa. La libertà si esprimeva anche nella intensità delle produzioni.
interni
Nell’Ottocento vi sono due concetti contrapposti dello Stato e della sua potenza:
1) l’ideale del piccolo stato di Machiavelli, di Montesquieu, di Rousseau, di Sismondi e di Cattaneo, per cui libertà e piccolo stato sono indivisibili. Piccolo stato significa libertà e significa civiltà. Avversione per i processi di unificazione centralizzatrice e scelta delle soluzioni federalistiche. Schlegel, Le lezioni sulla storia, «Se l’Europa è la sede della civiltà, ciò è dovuto alla molteplicità degli stati nazionali».
2) Esaltazione del grande stato:sul piano economico Quesnay, Esquisse d’un tableau, «Solo il grande stato agricolo può essere potente, i piccoli stati sono gli agenti commerciali dei grandi». Turgot, Lettere, «Il grande stato avvicina di più i popoli e consente maggiore libertà economica nei commerci e nella produzione».
Sul piano politico: Schlözer, fondatore della moderna scienza statistica, Criteri per giudicare uno stato: forza militare, grandezza del territorio, entità della popolazione. Alla qualità e al valore spirituale di Montesquieu si contrappone la quantità e il numero. Droysen: «il valore di uno stato è nella somma di potenza che esso rappresenta; nel mondo politico vale infatti la legge della forza, come in quello fisico la legge della gravità».
Vinse nella seconda metà del XIX secolo l’ideale della forza e della quantità: ogni nazione doveva diventare grande e potente.
Il senso europeo si offuscò. Sul piano commerciale iniziò la gara per la conquista dei mercati; il nuovo credo della società capitalistica era influenzato dalla lotta per l’esistenza, che sanciva la vittoria del più forte e del più adatto. Novicov, La politique internationale, «la politica internazionale è l’arte di condurre la lotta per l’esistenza tra organismi sociali». Il risultato furono i grandi conflitti, da cui emersero una grande potenza al di fuori dell’Europa, gli Stati Uniti, e una grande potenza anche, ma non solo, europea, la Russia.
Alla vecchia Europa sfuggirono il controllo dell’equilibrio mondiale, dell’economia e della produzione industriale, ma anche il primato dei costumi e della vita culturale.
Come superare questo tramonto dell’Europa? Quale è oggi il ruolo dell’Europa e della sua classe dirigente politica e intellettuale?
Testo di riferimento
F.CHABOD, L’idea d’Europa. Prolusione nell’Università di Roma, 22 gennaio 1947,
F. CHABOD, Idea d’Europa e politica dell’equilibrio, Bologna 1995, pp. 139-203.
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