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Giu

Gengis Khan e il genio

In Mongolia ci sono arrivato per caso.

Per caso? Come si può pensare che un italiano affronti circa 12 ore di volo per andare in Mongolia casualmente? Beh il caso è stato: trovarsi al posto giusto nel momento giusto… et voilà il gioco è stato fatto. Sono partito per la Mongolia.

Quale è stato il primo incontro con quel paese? Gengis Khan!

Non si può pensare di andare nelle steppe asiatiche e non sapere nulla su Gengis Khan: per incontrarlo ho letto, seppur frettolosamente, la sua biografia che al momento mi è sembrata straordinaria ma giunto in Mongolia mi è parsa grandiosa e Chingis Khan un genio perché è riuscito ad affrontare privazioni, dolori, tradimenti, battaglie e, partendo da una tenda nella pianura con qualche cavallo, madre fratelli e sorelle  è riuscito a creare un grande impero con la sua capacità di convincere le persone che Lui era quello da seguire, quello a cui il Grande Tengr aveva assegnato un compito.

Felice di non averlo mai incontrato perché, pare, abbia causato la morte di circa 70 milioni di persone ma  è stato un genio, della morte forse, ma genio, tanto è vero che, si dice, il suo fu il regno più esteso al mondo. Erano terre deserte, questo si,  ma prova tu ad andare dalla steppa mongola fino al mar giallo, prendere una città cinta di mura, Pechino, e poi arrivare fino alla Crimea.

Perché un genio?

La convinzione che sia un genio la ho avuto non tanto mentre atterravo a Ulan Bataar mentre vedevo la pianura senza fine (dall’alto è naturale che tutto ti paia sconfinato) ma non appena ho iniziato a muovermi per la steppa: non ha confini ed ha punti di riferimento leggibili solo a pochi. In Mongolia ti sposti in automobile, gli autisti viaggiano senza bussola, ma se percorri da solo qualche centinaia di metri in quella landa capisci che essersi spostato per chilometri, senza bussola, arrivando dove voleva arrivare è cosa unica e poi capire come fare a conquistare una città ben fortificata, Pechino,  senza macchine da guerra  allora capisci che è un genio e  che Temujin aveva inscritto un grande destino.

Steppa, spazi, natura

A parte ciò visitare la Mongolia è scontrarsi con la steppa asiatica, senza fine, ed incontrare la bellezza, ovunque: mai come in Mongolia ho visto aquile, avvoltoi, falchi e altri rapaci. Ho visto stambecchi, capre di montagna e animali che, forse, erano lemming. Ho visto un’aquila prendere un lemming e portarselo via in volo (non credo per come Giove che rapì Ganimede per goderselo e poi farne il coppiere degli dei) per sfamarsi.

Il paese è vasto e il nord è freddo, sempre, mentre il sud, dove c’è il deserto di Gobi è caldo e la grande distesa di dune che cantano non può non colpire così come la Yolny Am, la valle dei gipeti, dove incontri gli yak liberi e i mandriani che radunano le mandrie utilizzando la motocicletta.

Sono rimasto affascinato dai fiumi perché non hanno argini, scorrono liberi, meandrizzano e sono impetuosi a tratti e pacifici in altri. Che meraviglia! Non pensavo di vedere e toccare tanta bellezza.

Grazie al caso che mi ha portato in Mongolia.

Ho mangiato lo yogurt nelle gher seduto per terra a gambe incrociate e ho provato il vento gelido che ti entra ovunque godendo ogni attimo della visita. Ho cantato “sono un italiano2 con chi non capiva il testo ma amava la melodia: sono contento di essere stato in Mongolia ed avere incontrato il genio di Gengis Khan!

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Scritto da
Markus Wolf

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