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Ott

Rajasthan

 L’india è il settimo paese al mondo per estensione territoriale ed ha raggiunto un milardo di abitanti (o forse più): è più di un paese è un mondo fatto di lingue, culture e religisoni diverse. 

Rajasthan: l’arida pianura del nord

L’impero Mogul era fatto di stati o città stato governate  da un Maharaja (Re o principe) che rispondeva direttamente al Gran Mogul, l’Imperatore. Le città erano tutte ricche, vivevano per lo più di commercio e i Maharaja facevano costruire edifici bellissimi che sono il motivo per cui visitiamo il Rajasthan: bellezza ed eleganza degli edifici reali.

 

Questo scrissi a presentazione del viaggio: ed ecco i miei ricordi del 1° viaggio in India . Ricordo di un viaggio da Bombay a Delhi passando per il Rajasthan.  

Bombay

Gli aeroporti sono lo specchio del paese che andrai a visitare. Ne ho visti tanti di aeroporti e come è l’aeroporto così è il paese. Ho rivisto aeroporti ad anni di distanza e se sono cambiati gli aeroporti è cambiato anche il paese, in meglio o in peggio.  Arrivammo di notte a Mumbai. L’aeroporto era illuminato con luci al neon, fioche, ed aveva un’aria generale trasandata.  Ricordo, ma forse era effetto dell’ora pareti bianco-grigio, come indumenti intimi troppo lavati.

Incontrammo la nostra guida: Pavan Gaur.

Come ricordo il suo nome? Perché durante tutto il viaggio fu un disastro: poche o nulle spiegazioni, qualche battuta sciocca e poco più. Il gruppo non disse nulla se non qualche annotazione sulla competenza culturale di Pavan. Parlava un buon italiano, questo si, era giovane, gentile e di bell’aspetto. Le competenze finivano li.

So che Pavan fa ancora la guida in India. Sarei curioso di sapere se ha aumentato le sue competenze culturali.

A Mumbai alloggiammo in albergo Taj vicino alla Porta dell’India monumento edificato dagli inglesi per europeizzare la colonia e segnare il loro potere.

Fui colpito, subito, dall’ambiente della strada. Sulla porta dell’albergo fummo circondati da persone che chiedevano denari. Ti toccavano per attirare l’attenzione. A destra e sinistra avevi mani che chiedevano qualche spicciolo. Mi colpì un uomo, età indefinibile, che camminava appoggiando a terra mani e piedi. Le gambe non erano piegate con le ginocchia flesse ma erano  diritte e appoggiava le mani a terra così che aveva il posteriore più alto della testa ma avanzava, veloce, camminando a 4 gambe. Ancora oggi ho in mente questo uomo, magro, giovane, con una camicia bianca, dei pantaloncini o mutande, scarmigliato che chiedeva qualche cosa. 

La mia “porta dell’India” fu forte.

Ricordo traffico, gente che dormiva e viveva per strada. Ero stanco e poco lucido.

Anni dopo lessi “la coperta azzurra” e ritrovai quell’ambiente affollato, quei muri senza colore perché il colore era sparito col tempo ed i cortili delle scuole pieni di studenti in divisa.

Da subito non mi piacque il gusto del cibo.

Le spezie della cucina indiana non soddisfano il mio palato. Per 15 giorni mangiai riso in bianco e poco altro. Da quel viaggio non ho più mangiato cucina indiana ha un odore che non stimola il mio olfatto.

Udaipur

E dopo questo impatto raggiungemmo Udaipur. Qui era tutt’altra cosa. Il cibo non cambiò ma i luoghi si.  Purtroppo non alloggiammo all’albergo che io avrei voluto che era l’albergo sul lago ma ci andammo a bere un te e vedere la città dall’acqua: fu bello. Il nostro albergo fu la già casa di città del maharaja.  Era consumato ma bello. La gestione era lacunosa ma aveva fascino. Molto indiano.  Ricordo tappeti rapè e letti in ferro e Udaipur me la ricordo nel sole del mattino ricca di fiori e di colori color ocra. Una bella città soprattutto senza traffico e vita per le strade.

Mi stupii di non vedere mucche per strada. Un’altra India.  A Udaipur ci prese il bus che ci avrebbe accompagnato per tutto il viaggio. Era un camion attrezzato: sospensioni rigide e motore interno alla cabina. Rumoroso e rigido. Il fondo stradale era dissestato ma il paesaggio bellissimo. Forse ripetitivo ma a me piaceva. Appena saliti sul bus fui colpito da un certo odore di spezie.  Sarà l’India pensai. Partimmo alla volta di Jodhpur dove alloggiamo a Umaid Bhawan Palace edificio grandioso fatto edificare dal sovrano di Jodphur. I testi dicevano che pareva una stazione del treno. Ebbene non so se assomigliasse davvero ad una stazione ma era grandioso. Bello. Sontuoso. La stanza assegnatami era spaziosa, con grandi letti in ferro battuto e la doccia aveva un sifone enorme (oggi i sifoni della doccia grandi sono all’ordine del giorno ma negli anni 80 non erano così diffusi).  A voler guardare le coperte del letto non erano propriamente calde. Pesanti si, calde…no. La cena era servita nella grande sala da pranzo: di immenso fascino anche se la professionalità degli addetti non raggiungeva livelli elevati ed il cibo…sempre lo stesso gusto.  L’albergo aveva smagliature ma l’esperienza fu indimenticabile. Ora l’albergo è gestito dalla catena Taj di certo tutto funziona ma temo abbia perso quella atmosfera d’altri tempi.

Della città ricordo poco tutta la mia attenzione era stata rubata dall’albergo che è un pezzo di storia sia dell’architettura che dell’India.

 Jaisalmer

Il giorno seguente, alla partenza, autista, che era di religione Sikh e aiuto autista ci attendevano sorridenti davanti alla porta del nostro mezzo. Notai un odore di spezie più intenso. Pensai che fosse la suggestione dei luoghi e partimmo alla volta di Jaisalmer dove trovammo un albergo bello ma anonimo. La città era però magnifica: vie strette con case dalle facciate intagliate nella pietra e le porte in legno ancora più decorate. Appena fuori dal centro storico il deserto ti assorbiva. Andammo ad ammirare il tramonto nel deserto e raggiungemmo il luogo scelto a bordo di dromedari: li ricordo enormi molto più grandi di quelli mediorientali.  Ho visto tramonti più entusiasmanti ma qui mi piacque il luogo. Era il primo tramonto nel deserto e lo ricordo ancora.

Alla partenza autista e aiuto autista ci attendevano sorridenti e l’odore di spezie a bordo del bus era ancora più intenso. Mah!

Bikaner

Raggiungemmo Bikaner e alloggiammo in Lalgarh Palace già residenza reale: diciamo che lo staff del maharaja aveva ancora molto da imparare. Quella notte piovve: freddo e umido e materasso duro e palazzo che aveva visto tempi migliori. Sempre autista e odore di spezie ci attendevano e l’odore di spezie iniziava ad essere persistente.

A Bikaner vistammo Karni Mata il tempio dei topi di Deshnok.  Dall’esterno l’edificio è sontuoso (anche all’interno) ed il grande portone è d’argento. Da subito vedi qualche topo sulle statue che adornano la facciata e ridacchi. Poi entri e non ridi più. In tutto il tempio ci sono migliaia di topi che girano indisturbati ovunque e non hanno paura dell’uomo. Si avvicinano, ti annusano. Non ti fanno nulla ma lo scenario è ugualmente impegnativo. La paura, ingiustificata, del topo, riemerge. Poi ti avvicini al Sancta Sanctorum al centro del tempio. Li centinaia di topi mangiano e l’odore è insopportabile. Vedi anche dove dorme il guardiano o sacerdote (non so). Dorme in mezzo ai topi. benedetto da tanta grazia. Mi dissi che non sarei stato felice di dormire li. Un uomo sfiorò col piede la gamba della moglie come se un topo si stesse arrampicando: un urlo pietrificante gelò il tempio. A seguire le risate di chi aveva visto il gesto ristabilirono l’atmosfera serena. Ero da un lato, affascinato, dall’altro spaventato che mi potessero mordere e trasmettere la leptospirosi ma capii che la nostra paura dei topi è ingiustificata. Giravano sereni per il tempio e non interagivano con l’uomo. La serena convivenza era possibile.

Jaipur

Solo a Jaipur vidi, per la prima volta delle (o meglio una) mucche per strada. Erano magroline, mangiavano rifiuti e non mi sembravano così felici. Salii al forte Amber sulla groppa di un elefante. Mi pareva normale anche se vedevo che si imponeva dolore agli animali: con un punteruolo lo pungolavano dietro le orecchie. Oggi, con una sensibilità diversa, mai e poi mai risalirei sulla groppa di un qualsiasi essere vivente e non lo propongo nemmeno a chi mi chiede di organizzarlo.

Samod

L’ultimo ricordo è di Samod dove dormimmo in un piccolo ma elegante palazzo di un maharaja.

Molto bello il palazzo ma ciò che ricordo è un venditore che aveva un odore alquanto forte: tutti ci guardavamo domandandoci (in silenzio) chi era il vicino così odoroso e alla fine capimmo quando, per aiutarsi a sostenere la cartella che conteneva le miniature (per altro belle), sollevò una gamba!

Non sono più tornato in India fino al 2023.  Forse per il cibo forse per l’odore.

Sono tornato per i film ambientati in India mi hanno stimolato al ritorno ma nei film non c’è odore né tantomeno contatto fisico.

Ma ora non sento più quel forte odore. Chissà se è peggiorato il mio olfatto o l’India è cambiata!

 

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Scritto da
Markus Wolf

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