Nordkapp (Caponord): falso mito?

Nordkapp (Caponord): falso mito?

Quante sono le “fine del mondo” in questo mondo?

Tante, tantissime.

Portano ad una fine? Direi di no anche perché oltre la terra emersa c’è il mare e l’acqua e, di certo, se il mondo è rotondo la fine è anche l’inizio…

Le “fine del mondo” mi paiono segni dell’incertezza umana  (cosa c’è dopo?) e sono cariche di bellezza seppur lande desolate.

 

Quali le “Fine del Mondo”?

Cabo de Roca (Portogallo), Colonne d’Ercole (Spagna e Marocco), Finisterre (Spagna ma anche Francia), Land’s End (Cornovaglia), Ushuaia (Argentina) e Punta Arenas (Cile) che sono entrambe la fine de la “Ruta de la Fin del Mundo” guardando una l’Oceano Atlantico e l’altra il Pacifico e poi, forse, la più sognata: Nordkapp (Caponord) in Norvegia.

 

Nel mio viaggiare ho sempre avuto la percezione di trovare più Fine del Mondo in Europa piuttosto che in altri continenti come se fosse un elaborato culturale europeo: la fine del mondo emerso è l’inizio dell’ignoto (il mare) che, essendo ignoto, è infido e pericoloso.

In Asia ed anche in Africa non mi è parso di incontrare punti che segnavano la fine della terra….che non ci sia fine in Africa o in Asia?

Tu che hai la bontà di leggere ricordi luoghi in Asia o Africa o Medio Oriente che siano così carichi di significato come le nostre “Fine del Mondo”?

 

La semiotica ‘scienza generale dei segni’ non può non raccontare, nel suo “viaggi della semiotica”, l’esperienza di raggiungere un lembo di terra che segna la fine della terra e l’inizio dell’acqua di almeno una delle fini: Nordkapp, Caponord la fine più sognata.

 

Per 5 lunghi anni, gli anni del liceo, quelli dove eri incatenato ai compiti ed alle regole, si sogna la fine degli studi immaturi e la fine era il viaggio post diploma.

Terminato l’esame di maturità, l’incubo da non dormirci la notte, si partiva, alla fine di luglio , con l’interrail attraverso l’Europa.

Cosa era l’interrail? Era un biglietto di libera circolazione su tutti i treni europei.

Il viaggio post maturità con l’interrail, quello che ti permetteva di viaggiare la notte dormendo sui treni (in posto a sedere) così da risparmiare la notte d’ostello della gioventù era per i maturati del XX secolo, quello che nei secoli XVIII e XIX era il Grand Tour: l’iniziazione ai segreti della vita con la, non tanto segreta, speranza di lasciare, cammin facendo, l’adolescenza incontrando, fisicamente, la maturità.

 

 

La meta di cui tutti parlavano, ma credo a cui pochi siano arrivati era Caponord.

Non la Norvegia, il mar Glaciale Artico o la Terra dei Sami (al tempo Lapponia), no si andava a Caponord. Mitica terra senza confini.

Caponord era Caponord e basta.

Perché pochi giungevano fino a Caponord?

Beh perché le ferrovie fino lassù non arrivavano (e non arrivano) e quindi o ci andavi in moto o auto, magari facendo autostop, oppure non c’era verso di raggiungere quella meta e, del resto, se volevi lasciare l’adolescenza e acquisire la maturità fisica dovevi pur fermarti in luoghi abitati e ricchi di possibilità di incontri come Stoccolma o Amsterdam.

 

Il mio viaggio interail verso Caponord naufragò in Puglia dove incontrai la maturità  tanto sognata ma rimasi con il sogno di Caponord.

Per vedere Caponord ho dovuto attendere anni: nell’estate del 2021 sono, finalmente, giunto in quel luogo carico di promesse e meraviglie.

 

La fortuna? Che lo vidi praticamente deserto.

Perché? Perché nel 2021, a seguito della chiusura delle frontiere per la situazione contingente, poche persone viaggiavano ed andavano all’estero.

Quando io giunsi a Caponord ci saranno state meno di 100 persone ed in uno spazio come quello si era completamente soli.

 

Cosa è Caponord? È un pianoro battuto dal vento da cui si vede il mare che è 300 metri (circa) sotto di te.

E’ emozionante?

Si perché il vento ti sposta mentre sei fermo a scattare fotografie, perché lo hai sognato per anni ed infine perché ti pare, ma è dentro di te, di essere giunto davvero alla fine.

 

A Caponord ci si arriva dopo aver percorso centinaia di chilometri lungo la costa di una stratta a tratti monotona con la vegetazione che cambia: prima vedi le betulle, poi le betulle nane, infine muschi e licheni e da ultimo solo licheni.

 Il mare, che ti segue alla destra, andando a nord, diventa sempre più grigio ed il vento è una costante.

Si arriva a Honnigsvag e ci si sistema in albergo. Gli alberghi sono da porto di mare.

 

Poi si imbocca la strada per Nordkapp e un paesaggio bellissimo accompagna gli ultimi chilometri che si percorrono con l’ansia di non arrivare, di trovare la pioggia, di essere delusi dal pianoro che io non credevo fosse un pianoro poiché pensavo a racconti fuorvianti perchè Caponord non può essere un pianoro; deve essere una punta nel mare che puoi sentire e toccare.

 

Giunti a Caponord la delusione: il pianoro è un pianoro.

La bellezza del paesaggio lascia il posto alla roccia grigia ed a un casermone grigio.

Entri nella casa dove si trova un bar, un ristorante, i servizi igienici, un negozio di ricordi di viaggio, un museo dell’artico ed una sala cinematografica.

Si rimane freddi. Tutto qui?

Tanti chilometri per nulla.

 

Poi esci e raggiungi il punto che ti dice che questo è Caponord, dove c’è una scultura che rappresenta un mondo stilizzato fatto di meridiani ed un parallelo e li, davanti al cielo infinito che termina nel mare grigio con il sole che tramonta anzi non tramonta nel mare ma risale all’orizzonte ti ritrovi, solo, davanti a questa maestà e allora ,si, capisci perchè Caponord è Caponord.

In quel momento senti che il tuo sogno di raggiungere la “fine del mondo” è realizzato e vero.

 

E se hai la fortuna di cenare davanti alla grande finestra che guarda il mare bevendo una birra Artica: beh a quel punto capisci perché chi lo ha visto ha caricato di così tanta magia una fine.

A Caponord sei parte di un infinito che la tua mente non può comprendere ma solo ammirare.

 

A parte i voli pindarici soprascritti Caponord è un luogo che si raggiunge solo in auto o in moto o in bicicletta percorrendo l’unica strada esistente.

Caponord è uno stato della mente con costi (economici) elevati ma che se hai la fortuna di vedere non affollato è magico non ostante che spedire tre cartoline ti costi quasi 50 euro ed una birra qualcosina più di 10 euro (per non parlare della cena).

 

Il complesso che ospita bar e ristoranti chiude l’inverno e riapre al disgelo.

E’ un viaggio che puoi compiere d’inverno ma è soprattutto estivo perché in inverno le strade possono essere bloccate dalla neve e il buio perenne non permette percepire la magia della natura mentre la luce perenne ti trasporta in altra dimensione.

In Europa è il viaggio vero la fine che segna un inizio.

Di tutte le “Fine del mondo” viste questa è stata, per me, la più emozionante.

 

 

E quale miglior modo di condividere il momento se non ascoltando Luz Casal?