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i Viaggi della Semiotica

Roma

06-04-2025 14:27

MarkusWolf

storia dell'arte, viaggio, arte, cultura, religione,

il Tevere a Roma a castel Sant'Angelo

L'arte romana nel centro del potere

 

 

Ecco un altro viaggio della semiotica in segno, significante e significato: buona lettura!


 

 

 


 

 

 


 

 

L’arte romana nel centro del potere è il sottotitolo del libro a titolo “Roma” autore Ranuccio Bianchi Bandinelli edito da Feltrinelli nel 1969.


 

 

 


 

 

E’ caratterizzato da belle fotografie ben stampate sia in bianco e nero che a colori (cosa rara in molte edizioni) e lo ricordo sugli scaffali di casa mia: guardavo spesso le immagini e, forse, sognavo di andare a Roma (in realtà a Roma ci ero stato nel dicembre del 1968: di quel viaggio ricordo solamente il tappeto rosso in via Condotti con gli zampognari che suonavano ed una rovinosa caduta sulle scale della sala colazione dell’albergo dove alloggiavamo).


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Ricordi a parte il libro, nella premessa, dice “il fine del presente volume è dunque quello di cercare di intendere come sia sorto e si sia affermato e sviluppato un linguaggio artistico legato al particolare fenomeno storico di una società civile, che ebbe Roma come suo centro di direzione politica e che fu diversa nella sua struttura di fondo, nel suo aspetto organizzativo e culturale, dalla civiltà greca classica ed ellenistica e dalle altre civiltà sorte in antico attorno al bacino del Mediterraneo.”


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Lungo tutto lo scorrere del libro l’autore dimostra come l’arte romana sia profondamente diversa da quella greca (forse è più in continuità con quella ellenistica) e col passare del tempo se ne distacca totalmente sviluppando un suo stile che vieppiù passa il tempo diventa sempre più un’arte dedicata alla narrazione di fatti e di avvenimenti e sempre meno una rappresentazione della perfezione.


 

 

 


 

 

Cambia anche la funzione dell’arte.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

L’autore dice che interrompe il suo lavoro con l’avvento di Commodo poiché dal II° secolo in avanti non è più solo Roma il centro della produzione politica e culturale ma l’impero si frammenta dando spazio alle province e altre città e cita il caso, artistico, della stele funeraria del soldato Caius Septimius delle Legione I di stanza sul Danubio (conservato al Museo Nazionale di Budapest) in cui un Barbaro, tra altri Barbari, piegato su un ginocchio (probabilmente un Sarmata) sta per essere decapitato dal soldato romano che gli sta alle spalle.


 

 

 


 

 

La rappresentazione può parere rozza nella realizzazione (imbarbarimento dell’arte?) ma nella comunicazione della tragicità del fatto non ha eguali.


 

 

 


 

 

Ecco allora che l’arte diventa come la conosciamo: al servizio della narrazione di qualche cosa sia esso potere, ricchezza, idea, religione.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

E quindi?


 

 

 


 

 

Quindi, partendo da una narrazione casuale a cui mi sono trovato presente mi scaturisce in petto una riflessione legata al pensiero illuministico e positivista poi.


 

 

 


 

 

A quanto pare, se vogliamo essere scientifici e non dipendenti da superstizioni e credenze la vita non è stata creata ma si è sviluppata da una grande esplosione di materia (da dove venga questa materia non è dato saperlo) che poi nel tempo si è evoluta (vedi Darwin) diversificandosi a seconda della necessità.


 

 

 


 

 

Certo rimangono da chiarire alcuni punti oscuri (che gli atei si guardano bene dal citare) ma che, non avendo risposta, allo stato delle cose, fanno cadere tutti i castelli edificati dalla teoria del Big Bang in avanti.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Ma torniamo al fatto: entrato casualmente nella chiesa di Santa Maria della vittoria mi sono soffermato davanti alla ammiratissima statua, o meglio installazione perché ricomprende più manufatti per creare il dialogo con l’astante della trasverberazione di Santa Teresa del Gesù più nota come estasi di Santa Teresa ma che chiamandola estasi svilisce sia l’installazione perché si pone l’occhio solo sulla statua e non sul tutto, che il fatto in sé poiché si riduce il fatto ad un momento esatatico mentre è un qualche cosa di più complesso.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Ebbene seduto tra i banchi ad ammirare più i turisti che l’installazione improvvisamente inizia a parlare un tizio che si annuncia: “sono stato il rettore della chiesa ed ho contribuito al restauro dell’opera di Gianlorenzo Bernini” non chiedo denaro ma vi voglio raccontare l’opera e da li in avanti è un fiume in piena che nessuno ferma più.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Il buon sacerdote ci racconta allora sia la genesi dell’opera, gli artifizi utilizzati dall’artista per creare l’insieme e soprattutto ci racconta due cose straordinarie (per me).


 

 

 


 

 

La prima è che Bernini, senza più commesse perché è cambiato il Papa che gli preferisce altri artisti, vuole dire al Santo padre guarda che io ci sono, sono capace e te lo dimostro sia da un punto di vista tecnico che sotto l’aspetto della comunicazione del messaggio cristiano legato alla trasverberazione di Santa Teresa e pertanto mi puoi richiamare (Bernini ritornò in auge)


 

 

 


 

 

La seconda è il racconto di queste trafitture spirituali da parte di Dio.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

La narrazione che ne fece Santa Teresa la potete trovare ovunque in internet e non la riporto anche se suggerisco leggerla per capire e non conosco l’opera di Santa Teresa ma credo la si debba studiare senza lasciarsi andare alle considerazioni, che piacciono ai più, molto laiche cabalistiche e psicologiche, che tali estasi fossero una fantasia autoerotica di una giovane mente particolarmente sensibile che privatadi qualche cosa (sesso) è “andata  fuori di testa” mentre è da considerare  parte del suo pensiero e uno dei suoi messaggi.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Ma torniamo all’arte e alla partenza: ebbene in un periodo in cui (la Controriforma) si decide a dare ampio spazio alla comunicazione del mistero di Dio e di cosa ci attende nella vita in cui siamo spirito Bernini riesce a comunicare appieno la trasverberazione mistica di un essere umano ed il mistero di Dio.


 

 

 


 

 

Coglie l’essenza del messaggio e ce lo fa capire.


 

 

 


 

 

Certo non è così semplice capire (ed alcuni dicono che le immagini sono per chi non sa leggere…) : leggi il fatto rappresentato solo se conosci cosa ci sta dietro oppure vedi, leggi e poi capisci ma insomma ora tutti saranno così lieti di leggere le belle informazioni che ti da la AI senza il piacere di avere quel caro sacerdote che ammirato dell’opera di Bernini la vuole far conoscere e non per esaltare l’artista ma per esaltare il messaggio e la capacità umana di comunicare dopo aver colto il significato di un fatto/pensiero.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Ed è qui allora che ci ricolleghiamo al libro Roma: la comunicazione di qualche cosa.


 

 

 


 

 

L’artista ungherese ha comunicato attraverso linee rozze ma dense di significato, Bernini attraverso la perfezione stilistica ma entrambi han saputo far si che l’astante leggesse la loro storia.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

La conclusione?


 

 

 


 

 

Da quel II° secolo in avanti l’arte non ha più perso la sua caratteristica di comunicare e non solo esaltare il bello ed anzi la ha perfezionata perché chi vuole comandare o comanda utilizza questo strumento (l’arte) per raccontarti qualche cosa che potrebbe essere vero oppure no (ma il vero è ciò che vogliamo che sia o sono i fatti come sono occorsi?)


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Possiamo chiamarla propaganda, oppure messaggio, oppure storia ma ricorda sempre che la distorsione del Vero è cosa che ha radici lontane e che ha dato un frutto che cambia la vita a tutti.


 

 

 


 

 

L’illuminismo ha messo il pensiero umano al centro educendoci dalle tenebre oscurantiste di maghi e stregoni, il positivismo ci ha dato la scienza a cui bisogna credere perché siamo usciti dalle tenebre della superstizione.


 

 

 


 

 

Insieme però ci tolgono l’utilizzo del pensiero e la bellezza della speculazione filosofica.


 

 

 


 

 

E l’arte è, anche, propaganda.


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Pensiamo sempre che non fa mai male!


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

N.B. L’immagine è una cartolina del 1907 che riprende come era Roma prima del rifacimento degli argini del fiume Tevere dopo il 1870


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

Brescia, 06 Aprile 2025


 

 

 


 

 

 


 

 

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