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i Viaggi della Semiotica

Un gioiello nascosto

06-02-2025 21:13

MarkusWolf

racconto di viaggio, semiotica, gioia, india, hindu,

Un gioiello nascosto

Quando non ti aspetti nulla dai Luoghi

Un gioiello nascosto? Si, lo stato di Karnataka.


Non sono molti i visitatori del Karanataka o meglio non sono molti i visitatori non indiani di questo stato che riserva meraviglie e che i viaggi della semiotica ha voluto scoprire: la scoperta mi ha aperto la mente e ricaricato le batterie perché l’energia che vibra in karanataka sgombra la mente da quel carico di preoccupazioni che opprimono e se lo percorri da est o ovest torni camminando ad una spanna da terra.


Perché? forse perché vedi templi adorni di statue ma con un’anima mistica dove potersi fermare a meditare, campi coltivati ma non sfruttati, risaie verdi, sorrisi e cielo azzurro tutta merce rara nelle nostre comunità.


 


Prima di visitare l’india mi sono imbattuto (casualità pura: nella lavanderia di un amico che aveva creato una mini biblioteca con scambio di libri, una notte, si pensa un convinto HIndù, ha sostituito tutti i libri presenti con la collana (12 canti) di Srimad Bhagavatam uno dei testi sacri Hindu).


Nella prefazione al primo canto il compilatore di questa opera che riporta le 14579 strofe  in sanscrito con traduzione in italiano e  spiegazione di ogni strofa dice che l’uomo di oggi ha certamente migliorato la condizione di vita  ma ha dimenticato l’esistenza di Dio. Per il curatore esiste una fonte ultima di tutto anche se la scienza non ha fatto gli sforzi necessari per scoprirla e il meraviglioso Srimad Bhagavatam studia questa sorgente ultima in modo razionale, convincente ed autorevole. Lo Srimad-Bhagavatm permette di conoscere non solo la sorgente ultima di ogni cosa, l’essere Supremo, ma anche la relazione che ci unisce a Lui e ci informa che il nostro dovere è di agire per migliorare la società umana in base a questa conoscenza infallibile.


La meditazione dei testi sacri è uno degli strumenti per giungere alla conoscenza della sorgente ultima.


 


Ho meditato in india? Chissà, forse involontariamente, forse sempre involontariamente ho lasciato che la serenità mi catturasse.


Dove sono stato? Bangalore, caotica ma simpatica, Mysore, Hampi, Badami ed infine Goa lambita dal mare arabo. Ogni luogo differente, ogni luogo unico.


Bangalore pare senza anima e forse lo è senza anima ma è una grande città con 8 milioni di abitanti e il caos te lo aspetti anche se in realtà è un caos controllato ed ordinato.


Ho trovato qui meno disordine che in altre città.


A Bangalore ho visto il tempio del Toro: al centro del tempio una grandiosa statua del toro Nandi, veicolo di Shiva, attende calmo i pellegrini che vengono a raccomandarsi a lui. Coperto di fiori il grande toro, in granito, viene unto di olio dai pellegrini che sono benedetti dal custode del tempio.


Nell’induismo gli avatar, le forme sotto cui si manifestano gli dei, sono importanti e Nandi è Shiva stesso, seppur è il suo mezzo e nel tempio di Belur ho visto fedeli che abbracciavano commossi la tranquilla figura di Nandi.  Chi è Shiva? Shiva è signore del tempo e della forza che distrugge e rigenera. E’ duale perché è distruttore ma ricreatore. E’ venerato ovunque ed è rappresentato con la faccia blu perché trattiene nella sua gola un veleno mortale che avrebbe distrutto il mondo.


 


Visitando i templi vedi pellegrini felici: da noi i pellegrini sono tristi, contriti. In India sono felici di andare al tempio, ridono, fanno offerte, meditano ma la gioia è nei volti delle persone e la serenità percepita porta al benessere. Nei templi mi pareva di aver lasciato altrove tutto quel negativo che ci segue. Impressioni diranno gli illuministi…..ma gli illuministi negano anche il sacro!


 


Dopo Bangalore i templi di Belur mi hanno illustrato le rappresentazioni degli Dei: la bibbia dei poveri direbbero i nostri sapientoni ma, di certo, per capire l’iconografia bisogna conoscere la storia e, direi non è così facile. Forse allora le storie per i dotti. Ai poveri le immagini più semplici.


Sul Libro Induismo di Kim Knott ho letto che i templi sono adorni esternamente di rappresentazioni degli dei ma nessuno li venera: le immagini esterne non hanno ricevuto la presenza del Dio. Quando sono nel tempio e sono benedetti dai sacerdoti non sono più immagine ma il Dio stesso. E pertanto si venerano.


I templi di Belur sono di grande bellezza così come gli scavi archeologici di Hampi che fu la capitale del regno Vijayanagara dal 136 al 1565 ma soprattutto ciò che mi è piaciuto sono state le dolci risaie che si trovano tra le mastodontiche rocce di granito disseminate ovunque. L’obiettivo fotografico non può cogliere la grande bellezza dei campi allagati e coltivati a riso. Poi si attraversa la campagna e si va nel regno Chalukkya con templi scavati nella roccia o costruiti lungo il fiume come a Pattadhakal. Badami è magica, soprattutto al tramonto ma il momento più coinvolgente è stato a Kashi a 15 chilometri circa da Badami: nel tempio di Mahakuta, reso sacro dalla presenza del saggio Agastya che visse qui folle di pellegrini festosi e festanti venerano Shiva e si bagnano in una grande vasca facedno un lieto rumore.


 


Da Badami sono andato a Goa attraversando il parco regionale: il passaggio della montagna determina la vegetazione che, dove riceve l’umidità del mare è verde mentre verso l’interno è secca seppur coperta di vegetazione.


Infine Goa: diversa. Qui gli Hinduisti han costruito templi con le forme di chiese gotiche e l’effetto è particolare come le lunghe spiagge di sabbia dorata e i turisti in cerca di “paradisi” che, forse cercano nello stordimento e non nel distacco da ciò che allontana dalla meditazione….. ma anche questa è India che, dopo averla visitata dici… incredibile India!



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