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i Viaggi della Semiotica

Il genio di Gengis Khan

13-12-2024 15:04

MarkusWolf

racconto di viaggio, impressioni, cultura, storia, crudeltà, steppa,

il fiume a Ongi, Mongolia, deserto di Gobi

Mongolia? bisogna andarci per capire Gengis khan

In Mongolia ci sono arrivato per caso.


Per caso? Come si può pensare che un italiano affronti circa 12 ore di volo per andare in Mongolia casualmente? 


Beh il caso è stato: trovarsi al posto giusto nel momento giusto e.. voilà il gioco è stato fatto... e sono partito per la Mongolia.


 


Quale è stato il primo incontro col paese? Ovvio: Gengis Khan perchè non si può pensare di andare nelle steppe asiatiche e non conoscere nulla di Gengis Khan. 


Per sapere qualche cosa su di lui ho letto la sua biografia ufficiale, scritta subito dopo la sua morte e che racconta una vita che, al momento della lettura, mi è sembrata straordinaria ma, giunto in Mongolia, è diventata grandiosa e Chingis Khan mi è parso un genio perché è riuscito ad affrontare privazioni, dolori, tradimenti, battaglie e, partendo da una tenda, qualche cavallo, la madre, i fratelli e le sorelle, ha creato un grande impero  con la forza si, ma soprattutto con la sua capacità di coinvolgere le persone convincendole che Lui era quello da seguire, quello a cui il Grande Tengr aveva assegnato un compito.


Pare abbia fatto morire 70 milioni di persone: era spietato coi vivi ma non con i morti. Ha imparato, lui che combatteva con arco e frecce, ad assediare ed espugnare città fortificate capitali di imperi millenari (Pechino, Samarcanda, Bukhara e tante altre).


Io sono contento di non averlo mai incontrato ma è stato un genio, della distruzione forse, ma genio, tanto è vero che, si dice, il suo è stato il regno più esteso al mondo. Certo erano terre deserte ma prova tu ad andare dalla steppa mongola fino al mar giallo, prenedere una città cinta di mura, Pechino, e poi arrivare fino alla Crimea conquistandone molte altre. Alessandro Magno c'era riuscito e non era così distruttivo ma l'impero di Alessandro è finito alla sua morte quello di Chingis Khan è durato almeno un secolo.


 


La convinzione che sia un genio la ho avuta non tanto mentre atterravo a Ulan Bataar perché dall’alto è naturale che tutto ti paia sconfinato ma non appena ho iniziato a muovermi per la steppa: è sconfinata ed ha punti di riferimento visibili e leggibili solo a pochi e ad un occidentale no di certo.


In Mongolia ti sposti in automobile e gli autisti viaggiano senza bussola percorrendo sentieri non tracciati ma a loro visibili e se cammini appena qualche centinaia di metri in quella landa battuta dal vento capisci che essersi spostato per migliaia di chilometri, senza bussola con alle spalle chi si fidava di te arrivando dove volevi arrivare è una cosa unica e se poi ti capita di trovarti, a Giugno, sotto una perturbazione artica e pensi che Chinggis Khan (Temujin) è stato, per sfuggire ai nemici, alcuni giorni e notti senza cibo in un fiume gelido con la gogna nascosto tra le canne beh allora capisci che si, Temujin, aveva inscritto un grande destino.


 


A parte ciò visitare la Mongolia è scontrarsi/incontrare la steppa asiatica senza fine ed è incontrare la bellezza ovunque: mai come in Mongolia ho visto aquile, avvoltoi, falchi e altri rapaci. Ho visto stambecchi, capre di montagna e animali che, forse, erano lemming e ho visto, in diretta, un’aquila ghermire un animale grigio con pelo e portarselo via in volo e non credo lo abbia preso per essere emula di Giove che rapì Ganimede per farlo poi, dopo esserselo goduto, il coppiere degli dei.


Ho mangiato lo yogurt nelle gher, mi sono seduto per terra a gambe incrociate (che fatica), ho provato il vento gelido che ti entra ovunque ma ho goduto ogni attimo della visita.


 


Il paese è vasto e il nord è freddo come l'est ed anche l'ovest  mentre il sud, dove c’è il deserto di Gobi è caldo e la grande distesa di dune che cantano non può che colpire cosi come la Yolny Am, la valle dei gipeti, dove incontri gli yak che vivono liberi ed anche i mandriani che radunano le mandrie utilizzando la motocicletta.


E’ difficile parlare della Mongolia e io ne ho conosciuta solo una minima parte ma una cosa posso dire: sono rimasto affascinato dai fiumi perché non hanno argini, scorrono liberi per la pianura, meandrizzano, sono impetuosi a tratti e pacifici in altri. Che meraviglia! 


Non pensavo di vedere e toccare tanta grandiosità.


Grazie al caso che mi ha portato in Mongolia.


Non so se tornerò ma di certo sono contento di esserci stato!


 



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