Ho visitato l'Uzbekistan il mese scorso e mi sono stupito di trovare attorno a me tanti, molti, troppi turisti italiani. Una delle risposte che mi sono dato: è la moda! Tutti ne parlano, molti vogliono mettere anche questo paese nel proprio carnet di viaggio. Ma anche così non mi spiego come mai almeno 600 italiani (ma sono di più) settimanalmente viaggiano verso le steppe asiatiche per conoscere un paese che, all’apparenza, ha poca cultura è ripetitivo nei monumenti ed il paesaggio non offre mai l’effetto “uau” Ebbene dopo averlo percorso da Ovest ad Est (il viaggio inizia sempre da Urgench e termina a Tashkent la capitale ) ed avere studiato storia, cultura e tradizioni mi sono reso conto che tanta persone visitano l’Uzbekistan, Luogo degli indipendenti o Uomini liberi (la mia è una libera interpretazione delle parole Uz indipendente e Bek padrone che paiono alla base del nome del paese) perché è un paese dal fascino sottile che ti entra sottopelle giorno per giorno ed alla fine ti conquista. Il paese è ricco di 56 etnie differenti che parlano tre ceppi linguistici che sono il Turco, il Farsi e l’Uzbeko che vivono in pace (almeno al momento) e la sua storia è vecchia di almeno 3000 anni ma molte scoperte recenti stanno retrodatando il periodo. Quali località ho visitato? Khiva, Bukhara, Samarcanda, Shahrisabz e Tashkent odierna capitale. Tashkent è una città che è un misto di stile imperiale russo, stile sovietico ed infine stile moderno e piace. Per la sua monumentalità. Ha grandi viali, alberi, parchi, eleganti alberghi, non ha il fascino del passato ma è una città moderna. Come molte altre città del mondo, senza però raggiungere i livelli di una vicina con cui ha da spartire della storia, Ualan Bataar (Mongolia) , è congestionata dal traffico che è leggermente disordinato ma scorrevole. La città che lascia, sempre, tutti stupiti è Khiva talmente bella da essere considerata “finta” o meglio, costruita per i turisti. Khiva non è una città finta: ciò che noi vediamo oggi è la cittadella interna quella dove risiedeva l’Emiro ed i religiosi e dove, oltre ai palazzi si trovano le scuole coraniche (Madrasa), la Moschea del Venerdì, altre Moschee ed i Minareti simbolo di potenza. Tutta la cittadella, bellissima, è stata musealizzata ossia è un museo in cui per entrare si paga un biglietto. Nella città vecchia molte abitazioni sono state trasformate, dai proprietari, in alberghi o ristoranti e pochi abitano la cittadella sia per indisponibilità delle case sia per la difficolta di vivere in una città con strade strette e poca possibilità di parcheggio oltre al costante flusso di visitatori. La cittadella è stata restaurata riportando gli edifici all’originaria bellezza; tanti turisti, molti negozi di prodotti tipici, ma che un uzbeko ,probabilmente ,non acquisterebbe e poca vita locale: va da sé che un occhio poco attento può vedere la città come un fenomeno turistico. Invece Khiva è tutto meno che un fenomeno da baraccone: disponeva di due cinte murarie una esterna abbattuta nel nome della modernità e dove si trovavano campi, oggi trasformati in luoghi residenziali e abitazioni del popolo per lo più edificate in fango e mattoni crudi, abbattute, in epoca sovietica per fare spazio a parallelepipedi moderni e razionali che possono ospitare un maggior numero di abitanti. In epoca sovietica, la cittadella, Itchan Kala, quella che conteneva gli edifici del potere è stata conservata come testimonianza dell’oppressivo regime del passato a cui contrapporre gli edifici moderni con acqua corrente e servizi (idea tutta sovietica della conservazione del passato come testimonianza non già della storia ma della oppressione delle elite): oggi possiamo godere di un gioiello talmente bello da parere finto. Chia ha qualche giorno in più può andare verso Nukus e ammirare i resti della fortezza e la sua cittadella chi invece ha poco tempo parte per Bukhara la capitale di un impero, la ricca di fascino. Per giungere a Bukhara si attraversa il deserto: è un deserto ricco di piante, sempre gialle a dire il vero ma che offrono cibo ai cammelli (qui si cammelli con due gobbe) ed alle pecore. Il deserto è attraversato dal fiume Amudarya che offre scorci paesaggistici di incomparabile bellezza: il fiume non è imbrigliato da argini, scorre libero attraverso il deserto giallo creando zone di acquitrinio con canne palustri ed uccelli acquatici. Mi sarei fermato per ore a guardare la grandiosità del fiume ed il giallo deserto. Bukhara è dominata dalla fortezza che negli anni 20 del XX secolo fu bombardata dai sovietici per assoggettare il paese al grande impero sovietico ed ai sui piedi si stende la città vecchia calma, rilassante, ricca di scuole coraniche, minareti, bazaar e moschee. Perdersi tra i monumenti è una gioia. A Bukhara si conserva anche un gioiello di architettura religiosa edificato all’inizio del X secolo, il Mausoleo di Ismail Samani. Il Mausoleo è un capolavoro di arte che riunisce stile zoroastriano e stile arabo. La religione zoroastriana è stata per millenni, ma ne parleremo meglio in altro articolo, la religione del centro dell’Asia. Ahura Mazda ha parlato attraverso il Suo profeta Zaratustra (il nome del Profeta era Spitama) e il nome Zarathustra con cui il Profeta è conosciuto potrebbe essere tradotto o inteso come L’Illuminato, Colui che ha ricevuto la Luce Dorata. Uno dei simboli dello zoroastrismo è il cerchio o meglio l’anello. La figura geometrica del cubo è tipica dell’Islam. A Mecca l’edificio che contiene la Pietra nera è un cubo e, qui a Bukhara, tra il IX e il X secolo due religioni, o meglio due loro simboli, si sono incontrati (il cerchio ed il cubo) ed hanno dato vita ad un capolavoro di armonia ed eleganza. Modulo fondamentale è il mattone quadrato. Dal quadrato viene creato il cerchio ed il cubo e le decorazioni che sono parte portante dell’edificio. Personalmente il Mauseoleo di Ismail Samani è da annoversrarsi tra gli edifici capolavori dell’Umanità per la sua perfezione e bellezza. Mentre scrivo mi sovviene che a Rezzato (provincia di Brescia), nel territorio di ecomuseo del botticino, nello stesso periodo in cui si edificava il Mausoleo di Ismail Samani veniva edificata la Rotonda edificio a pianta circolare, decisamente più semplice seppur molto suggestivo che sarebbe diventato il primo nucleo del Santuario di Nostra Signora di Valverde. Dopo Bukhara (Buxoro in uzbeko) si raggiunge Samarcanda: il paesaggio cambia poiché non si vede più il deserto ma campi coltivati a cotone e alberi da frutta (la frutta secca uzbeka è ottima) e la città è decisamente più grande e maestosa di Bukhara e Khiva. Samarcanda fu una città ricca fin dall’antichità: era il centro dell’Asia. I mercanti che venivano dalla Cina dall’India, dal Myanmar e dalla Thailandia o dalla Cambogia si incontravano coi mercanti che venivano da Roma, Costantinopoli, Persepoli, Petra o Damasco e qui si scambiavano le merci. Samarcanda fu un centro di scambio di prodotti di lusso non solo nel nostro medioevo ma già molti secoli prima di cristo poiché i popoli affacciati sul bacino del mediterraneo volevano quello che l’Oriente offriva: spezie, oro, seta, pietre preziose. La nostra civiltà è sempre stata povera di materie prime preziose e non ed era ansiosa di averle dall’Oriente. La civiltà Sogdiana, da noi quasi sconosciuta, con capitale Afrosyab l’odierna Samaracanda, aveva sviluppato uno stato solido e ricco che controllava il centro dell’Asia: la sala del trono che è stata ritrovata negli anni 70 del secolo scorso testimonia la potenza dell’impero Sogdiano e gli incredibili scambi commerciali che si tenevano nei suoi mercati. E? ragionevole pensare, a questo punto, che Marco Polo non abbia mai raggiunto la Cina ma solamente avuto contatti con i mercanti cinesi che, lungo la via della Seta giungevano a Samarcanda. Di Samarcanda piace piazza Registan, il mercato Syab, l’Osservatorio astronomico di Ulugbek che, sconosciuto ai più è da annoverare tra i maggiori astronomi mondiali. Nel 1673 nel libro “Prodromus Astronomiae” pubblicato a Danzica lda Jan Haevelius i dati di calcolo di Ulugbek sono stati pubblicati in Europa e i suoi calcoli sulla durata della rotazione terrestre erano esatti. Un altro personaggio che la nostra limitata cultura a volte chiusa su se stessa ci impedisce di valutare col giusto metro. Di Tashkent ho detto: moderna e vitale e allora si, dopo aver viaggiato da Ovest ad Est l’Uzbekistan posso dire che capisco perché così tante folle lo visitano: sete di conoscenza dell’altrove. Consiglio un viaggio in Asia, anzi nel centro dell’Asia: il mondo ruota e tutto si relativizza
Mi sono domandato il perché di questo afflusso in un paese così remoto e, tutto sommato, così lontano dalla nostra cultura.