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i Viaggi della Semiotica

la Moschea di Muscat

03-10-2024 22:08

MarkusWolf

racconto di viaggio, arte, architettura, cattedrale, moschea, oman,

muscat, la moschea del Sultano Qaboos, Oman

dalla Moschea di Cordoba a Abu Dhabi: le strade dell'architettura

Chartres, Essex, Colonia, Batalha sono solo alcuni dei nomi di città che, se pronunciati, ci fanno andare velocemente con l’immaginario non alla città ma al loro monumento più significativo: la Chiesa Cattedrale.


Le Cattedrali di queste città sono uniche, sono gioielli di architettura che lasciano chi le guarda a bocca aperta (e ce ne sono tante altre oltre a quelle citate) e tutte identificano il Luogo e il Luogo identifica la Cattedrale.


 


Ma se si dice Mascate, Casablanca, Abu Dhabi, Isfahan o Samarcanda a cosa pensiamo? Forse alle mille e una notte, forse alle spezie, forse alla matematica ma mai e credo di poter generalizzare, si pensa all’edificio simbolo della città: la Moschea del Venerdì. Eppure in tutte queste città l’edificio che deve passare ai posteri non è il Museo dall’architettura avveniristica, non è la dimora del principe ma è la Moschea che in tutte queste città e in molte altre è il centro della vita. Ma forse è una nostra carenza culturale non identificare la città con la moschea e viceversa.


 


A Mascate , in Oman, la Moschea del Sultano Qaboos è davvero bella sia nella sua struttura esterna, spazio rettangolare chiuso e ricco di fontane piante e portici dove meditare, che nell’interno che, seguendo l’Islam è senza immagini e ad aula unica per vedere tutti, durante la preghiera, la direzione di Mecca.


Internamente la moschea è sobria. Ricca, elegante, molto decorata ma sobria. Nel suo interno non sei mai portato a pensare che ci sia sfoggio di ricchezza anche se quella è ovunque, e la guida ti parla dei lampadari di cristallo e del grande tappeto persiano che ricopre il pavimento ed effettivamente la ricchezza è profusa ovunque ma no la Moschea è li per te, per accoglierti nell’eleganza e portati alla “sottomissione”.


La moschea del sultano Qaboos ti fa sapere esattamente dove sei e con quale ricchezza hai a che fare.


Se voli in Marocco incontri, a Casablanca,  la Moschea di Hassan II  che è un monumento di grande fasto ed eleganza. E’ una infinita aula rettangolare attraversata da canali di acqua: è un giardino, è il Paradiso. Grandi travi di cedro dell’Atlante intagliate coprono il soffitto e l’atmosfera è di penombra soprattutto se paragonata alla intensa luce esterna ma la penombra ti circonda e ti pare intima nonostante l’estensione. Forse è la penombra che ti avvolge e che non ti fa sentire un non essere ma anzi ti accoglie nell’abbraccio del divino.


Abu Dhabi, negli Emirati Arabi è altra cosa: sei in un giardino di fiori e palme. I fiori sono ovunque: sulle colonne, per terra, sulle pareti mentre le colonne, con i loro capitelli a forma di palma sono le piante che ti proteggono dal sole. Sotto i palmeti dei vestiboli sei protetto dal sole ed i fiori colorati ti circondano. La Moschea è allora un’oasi di riposo, sollievo e preghiera.


 


In Iran la Moschea del Re di Isfahan iniziata nel 1611, capolavoro dell’arte safavide seppur chiusa da mura è la piazza stessa. La sua cupola alta 52 metri la vedi da tutta la piazza, il suo ingresso si proietta lungo la piazza protetta dai portici. Le maioliche colorate, la porta di legno di cedro rivestita d’argento, i grandi cortili interni ti circondano e sono con te durante tutta la tua permanenza nella piazza. Non capisci quale sia il dentro e quale il fuori perché si mescolano. Forse non invita al raccoglimento ma certamente ti rapisce.


 


Samarcanda, in Asia centrale, è colore, è bellezza è armonia: nella piazza Registan su cui si affacciano tre edifici il primo del quale fu edificato a partire dal 1420 ti senti circondato dall’armonia e dopo aver visto tutte le città prima citate e forse anche tante altre ti domandi: ma quale è il modello a cui si sono ispirati per costruire tanta bellezza?


 


Da buon Occidentale pensi subito a Santa Sofia. La chiesa di Santa sofia è stata, di certo, il più sontuoso edificio religioso mai edificato: perfino i templi egizi scompaiono davanti all’armonia delle forme di Santa Sofia. Edificata nel 535 d.C. fece dire all’imperatore Giustiniano al Patriarca di Costantinopoli il giorno della consacrazione “Abbiamo costruito il più bell’edificio sacro del Mondo” e di certo poteva andarne fiero: è perfetta.


Ma poi ripensi alle sue forme, al suo modo di essere e ti accorgi che è intrisa di cristianesimo e di cultura greco/romana. No, non è Santa sofia il modello e le moschee, si, si incontrano con l’arte romana ma non ne sono la continuazione.


 


Poi pensi alla Moschea di Damasco, quella dove è sepolto il Precursore: il modello paleocristiano è ben visibile nella sua architettura. Lo spazio è chiuso sui 4 lati. Si accede da porte che controllano la tua fede, la tua voglia di pregare, il grande cortile interno è coperto di mosaici dorati che ti portano in altra dimensione e il porticato ti protegge dal sole e dalla pioggia mentre l’aula per la preghiera è di più navate ma rettangolare e qui ti puoi solo concentrare nella preghiera solo fuori, nel cortile, puoi pensare al giardino dell’Eden, al paradiso, alla creazione ed a Dio. La costruzione è del 706 d.C. su precedenti edifici e il grande colonnato interno ti fa pensare al cardo massimo delle città romane.


 


Poi ti viene in mente di una chiesa cristiana che, edificata a partire dal 760 è nata come moschea: la grande chiesa/moschea di Cordova. La Moschea/Cattedrale è il capolavoro dell’arte islamica: una selva di colonne, che sono un palmeto nel deserto, ti portano nel paradiso fatto di acqua, profumate zagare e ombrose palme e mentre ammirato ti perdi nel bosco di colonne pensi che nel 753 in Italia a Brescia Desiderio, re longobardo e Ansa regina fanno edificare la Basilica di San Salvatore nel monastero femminile di Santa Giulia e ti meravigli: bella una, bella l’altra ma ti rendi conto che  l’arte Longobarda non è nulla a confronto della ricchezza espressiva che l’islam stava portando nel mondo e vedi, tocchi con mano, che l’anno 610 dell’era Cristiana e anno zero dell’Egira segnano un bivio: da una parte l’occidente, dall’altra il vicino oriente. e il vicino oriente ha costruito, per pregare, un giardino, noi per pregare abbiamo costruito un sepolcro.


Guardando le moschee e le Cattedrali vedi che Aristotele in cui hanno radici i Cristiani, gli Ebrei e i Musulmani è diversamente interpretato (sfumature forse, ma sostanziali) e vedi che l’architettura del bacino del mediterraneo, pur con comuni radici greco/romane ha preso strade diverse. Tutte belle strade ma totalmente diverse.


 


E davanti a contanti Luoghi e cotanti edfici capisci che nessuno è primo: tutti hanno rivaleggiato, tutti hanno voluto lasciare un segno ma è Dio l’artefice, quello che, ancora, non ha origine ne fine e il suo mistero, l’uomo, finito, non potrà mai capire, almeno non qui.


 


Sono stato fortunato: ho visto tutti i Luoghi di cui parlo in questo articolo dei viaggi della semiotica ho visto il segno (l’edificio sacro) e il suo significato (il mistero di Dio).


 



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