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Machame Route
Il monte Kilimanjaro è la vetta più alta dell’Africa: domina dall’alto dei suoi 5895 metri la savana di Tanzania e Kenia. Nel 2011 (tra Ottobre e Novembre) decisi di salire alla vetta d’Africa dall’alto della quale ammirare, almeno così leggevo ovunque, un variegato e suggestivo mutamento di ambienti naturali. Salendo dapprima si attraversa la foresta e la savana poi il deserto per raggiungere l’ampio pianoro vulcanico della Sella dei Venti, poi si vedono paesaggi alpini (o quasi) ed infine si arriva alla neve.
La via da seguire
Per salire ci sono varie vie: io seguii la “Machame Route”una delle vie più belle e meno frequentate (almeno al tempo) rispetto ad altre vie pur essendo la più spettacolare: presenta qualche piccola difficoltà sotto il bordo del cratere ma ha i tratti di ghiaia più brevi e più solidi e permette di salire e scendere per due vie diverse. Non ci sono rifugi e per questo i pernottamenti durante la scalata sono previsti in tenda tipo igloo. La Machame ha costi superiori rispetto alla via più diretta, detta la “Coca Cola Route” poiché la via più breve prevede i pernottamenti nei rifugi che se ha il vantaggio di avere un tetto sulla testa e servizi igienici a portata di mano dall’altra è più affollata e non prevede la fase di acclimatamento molto utile per prevenire il “mal di montagna” sempre in agguato.
Difficile?
La salita alla montagna non presenta difficoltà tecniche in pratica è un sentiero che solo nell’ultimo tratto fino a Stella Point è faticoso poiché è molto “sciolta” ed inoltre si percorre di notte. Lunghezza e quota richiedono buona acclimatazione e capacità di resistere alla fatica.
Diario di viaggio
1 giorno in Tanzania
Arrivo in Tanzania e trasferimento ad Arusha. Giorno di esplorazione della cittadina: il mercatino artigiano e quello alimentare. Arusha è una città cresciuta sui turisiti. Se cammini per la strada sei perennemento seguito da chi ti vuole vendere qualche cosa.
2 giorno Arusha/Machame Gate /Inizio del trekking
Abbondante prima colazione e trasferimento a Machame Gate a 1800 m/s, alla base del kilimangiaro (versante sud). Il clima è fresco: incontro con i portatori e registrazione alla direzione del parco. Preparazione per il primo giorno di salita: verifica dei materiali ed approvvigionamenti. Inizio della salita su sentiero facile sotto la fitta vegetazione della foresta tropicale. Arrivo nel tardo pomeriggio a Machame dove si pernotta. Dislivello m 1200 – ore 5/6. Cena nella tenda montata come stanza ritrovo e poi notte in tenda dormendo su uno stuoino e con sacco a pelo noleggiato alla organizzazione (ho il sacco lenzuolo mio).
La tensione per la salita mi ha fatto venire un fortissimo mal di schiena. Non riesco a sciacquarmi causa dolore. Non mi laverò, per varie ragioni, fino al rientro in albergo.
3 giorno Machame/Shira
Colazione all’aperto, aria frizzante. Zaino in spalla e partenza. Ho le racchette: questa volta sono utili per aiutarmi a non piegare la schiena. Se si è in buone condizioni, secondo me, non servono ma è soggettivo. Lasciata la foresta ci si inoltra in un bosco ricco di enormi piante di erica, poi si sale in una zona con vegetazione più bassa e rarefatta fino alla piana di Shira dove si pernotta a m 3840. Questa giornata è accompagnata dalla pioggia dirotta. E’ uno scotto che tutti pagano. Ho passato tutto il giorno in piedi: le sedie sono basse e se mi siedo mi infosso e non riesco a rialzarmi. Ma ce la farò.
Dislivello m 860 – ore 4/5.
4 giorno Shira/Barranco
La notte è passata. Un portatore mi ha liberato anche del piccolo zaino con cui porto l’acqua che sta divenendo un bene prezioso. Le scorte di acqua in bottiglia stanno finendo e si utilizza l’acqua purificata delle pozze. Più che il sapore (sa di cloro) è l’odore che ti blocca. Devi tapparti il naso per bere o mangiare. Dal campo Shira in un paesaggio semi desertico e roccioso si raggiunge il Lawa Tower a m 4630 indi discesa al Baranco camp m 3950 dove si pernotta, con un’ottima vista sul Mawenzi. Il freddo della notte è pungente. Il sacco a pelo della organizzazione è davvero “poor”.
Dislivello m 800 – ore 5/6
5 giorno Barranco/Karanga
Giornata di acclimatamento alla montagna. Si sale e si scende per combattere il mal di montagna. Importante è fare tutto con calma e così riuscire ad immagaizzinare ossigeno. Il percorso è unico: con una spettacolare traversata tra piante di seneci e rocce vulcaniche si va dal Baranco al Campo Karanga a m 4000. La pozza dove si prende l’acqua pare una fogna: mi fa schifo bere ma è necessario.
Di notte fa davvero freddo. Ho dormito poco è male. Sarà forse perché domani notte si inizia l’ultimo faticoso percorso, quello per la vetta.
islivello m 400 – ore 4/5.
6 giorno Karanga/Barafu
Colazione con un pessimo te (causa acqua) e cibo sempre peggiore. Il percorso da qui prende a salire sulla Mweka route caratterizzata da un paesaggio lunare, privo di vegetazione fra roccette e lava vulcanica. Arrivo a Barafu Camp nel pomeriggio. Pomeriggio di riposo sotto un piacevole sole. e’ la prima volta che ho caldo (al sole). Cala il sole e scende il gelo. A dormire alle 6 di sera. Domani mattina si sale alla vetta: la abbiamo vista e sognata. Nei giorni scorsi era copera di neve.
Il Campo si trova m 4600. Dislivello m 600, ore 4/5.
7 giorno Barafu/Vetta del Kilimanjaro/Mweka
Non so se ho dormito o sognato di averlo fatto. A mezzanotte sveglia e, pila in fronte e coperto di abiti si parte accompagnati dal, piacevole, freddo. Il mal di schiena pare passato o silente. Le previsioni sono di raggiungere in circa 5 -6 ore Stella Point al bordo del cratere. Poi con un’altra ora di cammino, in piano, si prosegue in cresta facile verso Uhuru Peak a m 5895, la vetta più alta del continente nero. Il primo tratto, quello dal campo fino a Brafu camp nizio della salita per Stella Point è facile e piacevole. Ha una leggera pendenza.
Raggiunto il campo breve sosta e inizia la salita, non lunga ma faticosa: si cammina a zig zag lungo un affollato sentiero uno in fila all’altro. Il terreno è friabile e fai un passo avanti e se non stai attento due indietro. Non riesci a superare chi è più lento di te: se lasci il sentiero affondi nella morena molto “sciolta”. Per me meglio così: non vengo preso da ansia da prestazione.
Alle 5 arrivi a Stella Point. E’ la chiave di volta. Tiri un sospiro di sollievo. La fatica si allenta. Quasi rinasci. Bevi uno schifoso te che ti pare un nettare.
Da qui inizia un percorso facilissimo seppur faticoso per l’altitudine. Inizia a schiariree il cielo. Ad un certo punto vedi una riga arancio che separa il cielo azzurro chiaro (il nuovo giorno) dal blu scuro (la notte). Immagine unica.
Il poco ghiaccio del ghiacciaio è trasparente, a volte azzurro a volte bianco. Vedi attraverso il ghiaccio il mondo deformato.
Arrivi piangendo, non te ne accorgi ma piangi calde lacrime di gioia, al punto più alto: 5895 mt.
Hai raggiunto la vetta senza cedimenti. Ce la hai fatta!
E’ il punto più alto sulla terra dove sono arrivato con le mie sole forze.
Non lo dimenticherò mai. Almeno spero.
Dislivello m 1300.
Inizio poi della discesa: in tre ore circa si arriva al Barafu camp per uno spuntino, poi verso il Mweka campsite m 3100, immerso nella foresta pluviale, per il meritato riposo. Da Barafu a Mweka attraversi il deserto di montagna. Ancora diverso da ciò che si è visto fino ad oggi. Vedi lassù la vetta e ti dici: ci sono stato.
8 Giorno Mweka/Kiboloni/Moshi
Dopo una notte in cui ho dormito, per la prima volta benissimo, prosegui, rapidissimamente la discesa a valle attraversando la forseta pluviale, differente da quella che hai visto il primo giorno. La discesa per la via Mweka, ti prende circa 4 ore. Arrivi alla porta del parco: la gioia esplode. Sarò “sopra le nuvole” per i prossimi giorni a venire. Puzzo. I portatori in autobus con noi hanno tutti la testa fuori dal finestrino ma non osano dire nulla. Sono gentili.
Trasferimento a Moshi, pranzo e consegna delle certificazioni della vetta raggiunta.
Con la prima doccia scende tutta la terra che ti si è attaccata addosso: che bello lavarsi!
Pomeriggio libero. Due passi per sgranchirsi le gambe senza fatica.
9 giorno verso casa
Si vive per alcuni giorni in un “altro pianeta”. Sei felice per esserci riuscito, Sei felice per ciò che hai visto. Sei felice perché nell’anno dei 50 anni hai fatto quelli che avevi tentato a 32 (1992) e non sei riuscito a fare. La gioventù a volte gioca cattivi scherzi!
Con chi organizzai il trekking? io utilizzai Leopard Tour bravi ed efficienti


