Giu
Moneta o Baratto?
Il viaggio della moneta
Visitando il Museo del Bardo a Tunisi sono incappato in una sala in cui era esposto un nutrito numero di monete che, a detta della spiegazione presente, dovrebbero essere il patrimonio di un cittadino romano che, probabilmente nel V° secolo, lasciato il nord dell’Inghilterra giunse in terra di Tunisia. Qui scelse di interrare, per difenderla, la sua ricchezza faticosamente portata lungo strade perigliose. Probabilmente morto senza svelare il luogo di sepoltura 15 secoli dopo un fortuito ritrovamento ci porta un insegnamento che non dovremmo dimenticare. Parto da Expo 2015 per raccontare la storia della moneta. Siamo nel campo delle supposizioni sia chiaro: alcuni passaggi sono logici e non certi.
Dal baratto…
Expo Milano 2015 fucina di idee (almeno nella mente degli organizzatori). Entusiasmante il tema del padiglione zero. Di cosa parlava? Del viaggio, culturale, dell’essere umano: si partiva dal baratto per giungere ai giorni nostri e ci si interrogava sul futuro. Mi colpì l’inizio, il baratto: si scambiava manufatto con manufatto con l’accordo delle parti. Se venditore ed acquirente erano soddisfatti il patto era siglato. Ancora oggi, in giurisprudenza, l’accordo tra le parti, purchè non “contra legem”, è sacro (art 1321 e seguenti codice civile).
…alla conchiglia
A merce, fatta di materia, corrispondeva altrettanta materia di natura diversa. Libertà totale. Va da sé che il baratto è difficoltoso: bisogna trovare un accordo sulla cosa piuttosto che sul valore.
Fu trovato un metodo universale per lo scambio: la moneta, o meglio un primo oggetto che era utilizzato per lo scambio. Cosa si utilizzò? Una conchiglia, la Ciprea Moneta od anche la Ciprea Cauri (simile alla Moneta, differiva solo per una riga gialla sul dorso).
Facilità di commercio
Pagare con conchiglie era più comodo poiché permetteva di stabilire un valore certo per lo scambio: 1 kg di lana di pecora valeva, ad esempio, 3 conchiglie sia che ci fosse compravendita a Pechino che a Shanghai. La conchiglia non deperiva, ma soprattutto era facilmente trasportabile ed universalmente accettata.
Si sono trovate ciprea moneta in sepolture di tutto il mondo: nel continente americano in tombe nella regione dei Grandi Laghi, pare risalenti a 6000 anni avanti Cristo, nel Sudest asiatico fino al medio Oriente (Iraq,) Oceania ed Europa.
Dove si trova la ciprea?
La conchiglia ciprea vive in tutti i mari caldi ma la maggiore produzione proveniva dalle isole Maldive la cui popolazione viveva… “battendo moneta” e ricevendo, in cambio, generi alimentari, stoffe e altri utensili utili alla vita. Le Maldive erano un centro commerciale ideale: avevano la moneta e garantivano ai naviganti una fermata sicura per rifornimento di cibo e acqua.
Ibn Battuta, geografo ed esploratore arabo del XIV secolo che per trent’anni visitò il mondo allora conosciuto dall’Africa, all’Europa, all’Asia, le definì un paradiso.
Da queste isole salpava buona parte della ricchezza mondiale (le conchiglie).
Dalla ciprea al bronzo
La difficoltà di reperimento della conchiglia in luoghi lontani dalla produzione portò alcune culture, quella cinese innanzitutto e quelle attorno al bacino del mar mediterraneo secoli dopo, a cercare metodi di pagamento alternativi. In Cina si iniziò (indicativamente attorno all’anno 1000 a.C.) con riproduzioni in pietra della conchiglia e poi, nell’epoca del bronzo, si utilizzò quel metallo, forgiato in diverse forme, come mezzo di scambio.
Nel mediterraneo la conchiglia fu sostituita da subito dal bronzo, lega di rame e stagno.
Dal bronzo informe al blocco di metallo
Inizialmente il bronzo da scambio non aveva un peso fisso. Veniva pesato ogni volta per conoscerne peso e di conseguenza, valore. Stante la difficoltà di trasporto di questi ammassi di metallo si passò ad un peso fisso, certificato e stampigliato. Nel mondo romano fu l’Asse (rettangolare),pari ad una libbra romana, ossia 327,46 gr di metallo, ad essere utilizzato per gli scambi. Poi iniziarono le varianti di peso, verso il basso, stante, comunque, la difficoltà di trasporto di questi blocchi di metallo.
L’Asse romano passò da 1 libbra romana a mezza oncia ossia 1/24 di asse (circa 14 gr). Il bronzo uscì di conio nel 79 d.C. per poi tornare in epoca imperiale.
Dal lingotto al disco
Il lingotto divenne un disco e i dischi di metallo presero il nome di moneta poiché la zecca dove si battevano a martello i dischi era vicino al tempio di Iuno Moneta (Giunone Avvertitrice/Ammonitrice) posto sul colle Campidoglio. Il posizionamento della zecca a fianco del tempio di Giunone risale al tempo di Brenno e Furio Camillo: quando il gallo Brenno tentò di entrare nel cerchio di mura del colle Capitolino disturbò le oche che vivevano nel recinto del tempio di Giunone e queste, starnazzando, svegliarono i romani salvandoli.
Dopo la cacciata di Brenno i Romani posero a fianco del tempio la zecca nella certezza che le oche sarebbero state ottime custodi del metallo prezioso che li si trovava.
Infine la moneta
I dischi di metallo che uscivano dalla zecca, per la vicinanza al tempio, di Giunone Avvertitrice (moneta) divennero, Moneta. Storia o leggenda? In pratica il nome di moneta lo dobbiamo alle oche.
Nomisma e obolo
Una nota: attorno al mediterraneo non esistevano solo i Romani, c’erano altri stati e culture e tutti “battevano” pezzi di metallo per commerciare. In greco antico, il termine più comune per indicare la moneta era νόμισμα (nómisma), che significava letteralmente “ciò che è stabilito dalla consuetudine o dalla legge”. Il sistema monetario greco si basava su tagli i cui nomi indicavano sia il peso che la valuta stessa. Obolo (ὀβολός): l’unità di conto più piccola, originariamente una sbarra di metallo. Dracma (δραχμή): la moneta d’argento standard, il cui nome deriva dal verbo “afferrare”, poiché rappresentava una “manciata” di 6 oboli. Mine (μνᾶ): corrispondeva a 100 dracme. Talento (τάλαντον): non una moneta fisica, ma un’unità di peso e di grande valore, pari a 60 mine.
La moneta globalizzata
Dopo un inizio con forme e pesi differenti la foggia delle monete fu unificata nel disco e con la diffusione della lingua latina come lingua franca fu unificato anche il nome. La moneta, per renderla riconoscibile ed appetibile poiché il valore delle monete, non essendo univoco, era dato dalla solidità commerciale della città/stato emettitrice, aveva raffigurazioni. Più l’immagine sul disco era curata e ricca di particolari più si dimostrava affidabile il coniante: se uno stato godeva di un buon nome la sua moneta era apprezzata sul mercato.
Definizione corrente
“Le monete sono pezzi di metallo, per autorità pubblica divisi in parti fra loro uguali o proporzionali, improntati di un conio, che oltre a rivelare, sia nelle monete antiche e moderne le divinità, ed a rappresentare con emblemi le imprese loro storiche o l’effige dei Sovrani indica anche il valore estrinseco del metallo coniato e tale impronta prese il nome dal latino monere perché l’impronta avverte, monet, del titolo peso e valore del pezzo di metallo coniato” (monete e zecche italiane)
Dal denario all’aureo
Fatto l’Impero ci fu la moneta unica: quello romano basò la sua solidità sul denario d’argento del peso di circa 4,55 gr di metallo nobile (fu dato valore ad un metallo). Il denario rimase la moneta di riferimento, svalutandosi nel tempo (meno metallo e meno puro), fino alla riforma monetaria dell’imperatore Caracalla nel 215 d.C. che coniò gli Antoniani.
L’aureo e il solido
Le monete d’oro (aureo), nell’impero romano, iniziarono ad essere coniate in misura maggiore con Giulio Cesare e la conquista delle miniere d’oro della Gallia. Cesare introdusse anche l’usanza di porre la testa del sovrano sulla moneta. L’utilizzo dell’oro introdusse il concetto di una moneta con un valore di acquisto maggiore. Da Augusto in poi l’Imperatore stabiliva peso e valore delle monete. L’aureo romano seguì le sorti dell’impero: guerre e lotte di potere minarono la credibilità dell’impero così che la moneta dell’impero veniva sempre più svalutata.
Come si svalutava?
Mettendo nella moneta una concentrazione sempre inferiore di metallo: in pratica stesse misure ma peso inferiore. Dopo la caduta dell’impero Romano d’Occidente e la nascita degli stati nazionali, per dimostrare la propria solvibilità e forza si ricominciò a battere moneta migliore (più metallo a parità di misure) ed anche affidandosi, nuovamente “al buon nome dello stato”.
Un esempio di monetazione
A Ferrara, nel periodo di massimo splendore della famiglia Este (XV e inizio del XVI secolo) la moneta d’oro più importante era il ducato del peso di 3.45 grammi di oro a cui si aggiunge il doppio ducato di peso quasi doppio ma al termine del ducato di Alfonso I si inizia a coniare lo Scudo d’oro del Sole il cui peso è di 3,40 grammi. Evidentemente una svalutazione: lo stato stava perdendo ricchezza e riserve auree.
Tempi moderni: come snellire il trasporto
Fu in Inghilterra che la prima Banca Centrale iniziò a emettere banconote nel 1695 con la promessa di pagare al portatore il valore in oro, espresso sul pezzo di carta. Le banconote altro non sono che un impegno, scritto, dell’emettitore a pagare dell’oro. Chi le riceve deve fidarsi della dichiarazione dell’emettitore che dice “io ho oro sufficiente per pagare tutte le banconote emesse.” L’oro è, da millenni, il valore di riferimento. Il Vero valore per lo scambio. La banconota è un atto di fiducia reciproca: scritta, inizialmente, a mano per un valore prestabilito e legata al deposito personale del depositante. Per tutto il XVIII, XIX ed inizio XX secolo circolavano monete metalliche in oro, argento, bronzo e rame ed anche banconote.
XX secolo e scomparsa dell’oro
Nel 1929 la borsa di scambio valori di New York crollò (ritiro della fiducia). A seguito del crollo della borsa di New York il presidente Roosvelt svalutò il dollaro e impose la fine della libera circolazione della moneta d’oro. La gente dovette convertire l’oro in carta e nel 1971, sempre negli Stati Uniti, Nixon sciolse il dollaro dalla convertibilità in oro non riuscendo più a pagare il controvalore in oro (riserve non sufficenti).
1979 la fine dell’oro
Fine di un valore certo che garantì commerci e tesaurizzazione (risparmio). Oggi le banche centrali, non avendo obblighi di riserva aurea possono emettere tutta la valuta che ritengano debba essere emessa. Con la moneta oggi acquisti oro (o argento o platino o altro metallo), non cambi la banconota in metallo. Fine della moneta ed inizio della carta (finanza) che ha valore perché noi pensiamo lo abbia. È un valore “virtuale” quello delle banconote. Un atto di fiducia. Oggi è un codice binario che dice che idealmente possiedi qualche cosa che ti permette di ricevere altro. Il nulla a fronte di un bene certo!
Ascolta la canzone Money Money tratta dal musical Cabaret, prendi fiato e, se Ti va, prosegui nella lettura.
Da Napoleone ad oggi, considerazioni sparse
Chi visse in Italia, tra il 1800 e il 1870 conobbe difficoltà di cambio di moneta e di sistema metrico nel giro di pochi anni. E perse costantemente ricchezza. All’inizio del secolo XIX giunse Napoleone: cambio di moneta e di sistema metrico. Ritornò il governo pre rivoluzione: ritorno della vecchia moneta ma di valore cambiato (nel frattempo c’era stata la svalutazione) poi arrivò il Regno d’Italia che nel giro di pochi anni mise fuori corso legale le valute preunitarie (cambio forzoso) e creò la moneta unica, la Lira (quella sabauda). Mio trisnonno nacque nel 1811 e morì nel 1885: subì tre cambiamenti epocali. I nativi del XX secolo che oggi hanno almeno 40 anni possono capire difficoltà e arrabbiature furono affrontate nel XIX secolo dove l’analfabetismo era più diffuso perché hanno sperimentato, nel 2002, il cambio lira/euro.
Lira ieri Euro oggi
Il 31 dicembre 2001 ci siamo addormentati con la Lira e ci siamo svegliati che 1000 lire divennero euro 0,516457 e la promessa di “lavorare di meno e guadagnare di più” (Romano Prodi) Nel passaggio Lira/Euro abbiamo perso i decimali: per comodità di calcolo si pensa che 1000 lire sono 0.50 eurocent (ma sono quasi 0,52) intaccando così la nostra capacità di spesa.
Moneta digitale
E’ di questi giorni la diatriba se è opportuno pagare con mezzi elettronici oppure con banconote. Far sparire le banconote potrebbe essere un ulteriore rischio di diminuzione del nostro potere d’acquisto poiché non consideriamo i costi occulti senza considerare che essere legati ad un sistema virtuale ci fa dipendenti da quel sistema.
Si o no?
Se pensiamo a quanti cambiamenti di valuta sono occorsi nel divenire umano, pensiamo a quanta ricchezza costruita è andata perduta coi cambiamenti e pensiamo agli esseri umani che, magari con poca o nessuna scolarità hanno affrontato i cambiamenti su decisioni prese da altri allora forse capiremo perché è importante non perdere il denaro contante: l’aumento dei costi e la fin troppo grave dipendenza da numeri scritti da qualche parte non potrebbero mai darci la Libertà. Il virtuale, non esistendo, è certezza del non esistente che non è affidabile!
Bibliografia
- Bellesia 2000 – Le Monete di Ferrara – ed Nomisma
- Biaggi 1992 – Monete e Zecche Medioevali Italiane – Ed. Numismatiche
- E, Montenegro 1996 – Monete di Italia Antica e magna Grecia – ed. Numismatiche
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Considerazioni monetarie ricordando i cambi avvenuti
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