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Giuseppe, quello del 1811

Giuseppe nacque nel 1811, regnante Napoleone I° Re d’Italia, con la moneta divisa in decimali ma quattro anni dopo la Sua nascita a Ferrara tornò il Papa e le vecchie monete papali.

Nato in epoca di rivoluzione crebbe con mentalità settecentesca anche se vestiva alla moda dell’ottocento. Conobbe, oltre al governo pontificio, quello del novello Regno d’Italia. Morì nel 1894.

Giuseppe nei ricordi del nipote

Ferruccio, classe 1880, nipote di Giuseppe così scrive nel libro di memorie (da cui il titolo di questa area): La Diga. Pettegolezzi umani e diplomatici a pag 28  e seguenti:

“Nella mia famiglia era sempre prevalsa la passione per le scienze e per le arti, come risulta da molte testimonianze che ne dà nei sui scritti Antonio Lupis, ma mio nonno Giuseppe, prototipo dei signori del suo tempo, era dell’opinione che un signore non debba far nulla, ma curare solo l’incasso delle sue rendite.

Tale opinione era diffusa nella maggior parte delle città di provincia, quando io ero ragazzo ed era in grande contrasto con il mio temperamento, schivo dai privilegi dell’ozio.

Mio nonno era rimasto vedovo ancor giovanissimo. Mio padre e mio zio Primo, di lui alquanto più giovane, s’erano tirati su più che altro con i buoni istinti. A mio zio non garbava la bonaccia ferrarese e appena potè corse a sfidare le vie del mare, fino a che gli avvenimenti patriottici non l’indussero ad abbandonare la navigazione, per arruolarsi nelle schiere garibaldine, fra le quali combatté valorosamente, rimanendo ferito a Bezzecca. Mio padre (Francesco classe 1839 ndr), finiti gli studi classici alla scuola dei Gesuiti, si era iscritto nella facoltà di ingegneria, seguendo una particolare tendenza della famiglia, nella quale si contano vari ingegneri ed architetti: ma l’ardore patriottico, che animava in quegli anni la gioventù studentesca, lo spinse ben presto ad abbandonare le aule universitarie, per l’Accademia militare di Modena, dalla quale uscì ufficiale di fanteria, in servizio presso il Real Esercito.

Francesco e Primo

Codesti due figli rappresentavano un contrasto con la mentalità del vecchio genitore, vissuto in un’atmosfera di galanteria, che si rivelava nei suoi ultimi tardi anni. Era la figura del vecchio cavaliere, del tempo delle dame incipriate e dei cicisbei galanti, al quale la noia dei molti anni non toglieva l’estro della fantasia, che si risvegliava in fiorite frasi, davanti ad ogni bella signora: figura di placido gaudente, che rammenta e colorisce tanti episodi della vita passata: figura di ostinato tradizionalista, che non decampa dalle vecchie abitudini e dai vecchi pensieri: figura di capo autoritario della famiglia, che non rinuncia ai suoi diritti.”

In immagine Giuseppe con la moglie, Carlotta Menini

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Scritto da
Markus Wolf

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