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Giu

Cammino di Santiago

Semiotica sul Cammino di Santiago

Giuseppina, Giusy per gli amici de i Viaggi della Semiotica , ha percorso il Cammino di Santiago e condivide con  Te dei pensieri sparsi sul suo Camino e sul Cammino di Santiago in generale. Buona Lettura!

Pensieri liberi

Posso fare anch’io il Cammino di Santiago?  Lo desidero da molto tempo, ma….Potrò affrontare tutti quei km ogni giorno? Sarò capace di uscire dal mio quotidiano ed affrontare salite, discese, giornate di pioggia, vento, condivisione di spazi senza lamentarmi o arrendermi?

Troppe coincidenze mi spingono a partire

Libri letti, film visiti e ammirati, racconti ed incitamenti da parte di una amica che l’ha fatto molte volte mi ha deciso: farò il cammino, partendo da Saint Jean Pied de Port (visitato lo scorso anno con i Viaggi della Semiotica. Una coincidenza in più!)

La decisione è presa: parto!

Mi sono allenata. La cosa più difficile è preparare lo zaino: scegliere e valutare l’essenziale. Camminare ogni giorno per tanti km e per tante ore richiede uno sforzo non solo fisico, ma anche mentale.   Riconoscere i messaggi che il corpo ti invia, accettare le soste forzate, i rallentamenti, i consigli….      Sono stata fortunata: non ho avuto dolori e neppure le famigerate vesciche.

Un motivo in più per partire

Ciò che mi spronava era anche il meraviglioso paesaggio che potevo vedere solo attraversandolo a piedi e soprattutto gli incontri con altri pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, disposti a darti una mano all’occorrenza e a condividere un tratto del percorso.

Il linguaggio dei segni

La comunicazione è avvenuta con un misto di frasi approssimative, gesti, sorrisi risate, strette di mano ed abbracci.     Il cammino è diventato un’esperienza fisica, culturale ed interiore (quasi spirituale) che mi ha portato a considerare nuovi valori: sopportazione, collaborazione, il valore della lentezza, dell’essenzialità.  Nessuno viene giudicato per i km fatti o per come affronti la fatica.

Una sorpresa: è bello camminare

Improvvisamente ti i accorgi che non è poi tanto importante arrivare a Santiago, ma “fare il camino”. (Pareri discordi). Non sono diventata amica di tutti quelli che ho incontrato, ma ho ascoltato le loro storie e ciò ci ha resi felici.

La segnaletica

Quello che mi ha colpito subito è stata la segnaletica (frecce gialle, conchiglie stilizzate, pietre miliari…) messaggi molto chiari per non perdere la strada.

Ieri e oggi

Oggi, il pellegrino moderno, rispetto a quello delle epoche passate che aveva solo un mantello un cappello ed un bastone (il bordone), lo si riconosce per l’abbigliamento tecnico : scarponi da trekking, calze anti vesciche, bacchette ripiegabili, poncho, zaino ultra leggero, dispositivi satellitari (specialmente i coreani). Per non parlare dell’abbigliamento ed attrezzatura dei pellegrini in bici!

Segni distintivi

Oltre la segnaletica stradale e l’abbigliamento, ciò che caratterizza il pellegrino è la credencial il documento che raccoglie i timbri (sellos) che metti ad ogni tappa necessari per molti scopi ma, soprattutto per ottenere la Compostela il documento in latino che certifica il tuo essere stato Pellegrino. Un tempo era un documento importante. La conchiglia è il simbolo più antico e famoso e la si trova ovunque, spesso legata allo zaino. Su di essa è dipinta in rosso la spada capovolta, croce di Santiago.  A Finisterrae, sulla scogliera, c’è uno scarpone in bronzo ad indicare la fine del cammino e la  “ fine della terra”. Davanti c’è l’Oceano: l’Ignoto oltre le colonne d’Ercole       

Significante, segni e significato

Esiste tutta una letteratura che spiega nei dettagli i simboli di cui il Cammino è pieno. Un tempo i pellegrini facevano il cammino per motivi religiosi, oggi i motivi sono i più vari. Ma forse non sono cambiati. Si parte per moda, si cammina Pellegrini.

Da pellegrina a turista

Poi, giunti a Santiago, i pellegrini non resistono e si trasformano in turisti.  Abbandonano lo zaino ed indossano le infradito, passando da un negozietto all’altro per acquistare oggetti ricordo. Molto suggestiva è stata la messa nella cattedrale con l’oscillazione del grande incensiere: il botafumeiro.

Un incontro fortuito

Fra i tanti, ho conosciuto il responsabile di un ostello (80 anni, forse francescano) che diceva a tutti noi : Il cammino lo devi fare con il cuore, poi con la mente ed infine con i passi. Devi ringraziare per tutto ciò che ti viene donato e devi condividerlo.  Nel suo ostello, ed in altri, non pagavi il soggiorno, bensì lasciavi una donazione e, se ne avevi bisogno, potevi attingere dalla cassetta delle offerte.

Cammino o trekking

Per me il cammino (a differenza dei comuni trekking) si è rivelato un contenitore di esperienze, sensazioni, messaggi a volte chiari, a volte no.  Mi sono sentita come in una “bolla”. Non trovo un altro termine.

Mi ha cambiata?  Non lo so ancora. Di certo è stata una esperienza forte: il cammino ti stanca fisicamente, ma ti rinforza lo spirito. Ed infine…Consiglio il Cammino a chi ha avuto la pazienza di leggere questo mio scritto, che non ha voluto essere la cronaca del viaggio, ma l’ insieme dei messaggi ricevuti attraverso incontri e simboli.

Buen Camino!

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Autore Vario

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