28

Apr

Brescia

Giuseppe (stesso nome del bisnonno) e che da ora in avanti, per chiarezza, chiameremo Pino scrisse ricordi della sua  vita: quello che segue è su Brescia la città dove, alla fine, visse, felice

Considerazioni su Brescia

Vorrei proprio che Brescia, la città, fosse in serie A, ma non una capitale della cultura, come Matera, ma almeno una città della cultura: qualche libreria in più (anche se la stampa è in crisi) qualche insegnante, non di religione, in più, soprattutto sopra la media, un quotidiano, fra i migliori di quelli di provincia, meno governativo e padronale (confindustria) più oggettivo, talvolta più critico, non solo in campo sportivo: cane al cane…

Problemi sovracomunali

I problemi, enormi, sono sovracomunali: l’inquinamento della falda e dell’aria, lo spreco dello spazio, il riuso, l’autonomia della regione, per ricordarli e ricordare il grosso impegno!

e locali

Ci sono poi i piccoli interessi e chi li accoglie: dipende dalla sua statura, dagli interessi elettorali. Abbiamo avuto un assessore che per raccogliere pochi euro ha permesso che sulle statue di Arnaldo e Zanardelli fossero affissi avvisi pubblicitari e non si può sbandierare città della cultura  i…pannoloni svolazzanti (bandiere davanti il già Museo delle Mille Miglia ndr)  all’ingresso di Sant’Eufemia, verso la citta!

Domanda

Prima in serie B e ultima in serie A: il Brescia calcio o Brescia città? L’importante è che ci siano i valori positivi della convivenza, i buoni sentimenti che rendono migliore la società. Perché ora si dovrà smettere di costruire, si deve rendere utile a tutti il terziario.

Ricordi

Nel 1949 la mia famiglia si è trasferita a Brescia. Io ero all’Università a Trieste, venivo a Brescia ogni due o tre mesi e a Desenzano il treno, un lungo treno, tanti vagoni di terza classe, si fermava, gli veniva aggiunto in coda un locomotore, per poter superare così la salita verso Lonato!

La stazione ferroviaria di Brescia era ancora quella fatta costruire ai tempi di Radetzkj, dopo la fine della prima guerra di indipendenza 1848/49: la ferrovia doveva servire a portare in prima linea le truppe imperiali, in caso, scontato,  di una nuova guerra con il regno di Sardegna, che voleva conquistare, liberare, annettere la Lombardia e se possibile il Veneto.

Solo un secolo dopo la stazione è stata restaurata ed adattata alle nuove necessità.  Fuori dalla stazione c’era una serie di tramway, per Salò, per Gussago, per le Fornaci, una tranquilla rete urbana di filobus, tanti bar.

Tutto cambiato

I tram non ci sono più, da decenni; la stazione ferroviaria ha conservato, giustamente, l’aspetto esterno ma è del tutto rifatta all’interno, efficiente, moderna. La città è un continuo, sino a Virle  treponti (già Comune)e a Gardone Val trompia.

Cosa resta?

Resta, della vecchia Brescia, la voglia di lavorare, piedi a terra e idee solide.

A Brescia mi sono sempre trovato bene. Pino

Pino scrisse le sue memorie tra il 2010 e il 2014.

L’immagine è presa da una guida turistica stampata nel 1931

Avatar photo
Scritto da
Autore Vario

Condividi questo post

ARTICOLI

SIMILI